Una narratrice

Ada Lonni.  - Martin Ivo Photograph

Ada Lonni.
– Martin Ivo Photograph

Quando sono entrata in aula all’inizio di Ottobre, prima lezione di “Storia contemporanea del Mediterraneo”, non sapevo di essere sul punto di incontrare e conoscere una di quelle persone speciali che non si incontrano spesso nella vita, quelle che ti ispirano coraggio e determinazione, e che ti cambiano un po’, perché ti fanno riflettere su come perseguire con coerenza ed intelligenza le tue aspirazioni.

Queste persone non hanno dimenticato il vero significato dell’umanità in un’epoca in cui tutto è frenetico e superficiale. Un giorno incontrano un’idea, una causa, un mondo diverso, ascoltano una canzone, o si lasciano toccare il cuore dal suono affascinante di una lingua che non sanno parlare, e si innamorano.

La professoressa Lonni era una di queste persone. Si era innamorata sinceramente della Palestina, di quell’amore che rende coraggiosi ed ostinati, quello che ci spinge a conoscere fino in fondo il soggetto del nostro amore, nei suoi dettagli più piccoli ma estremamente significativi. Senza quelle piccole cose, dopotutto, l’amato non sarebbe lo stesso. Sapeva esprimere e descrivere questo sentimento con bellezza ed ironia: i caffè arabi nelle movimentate città palestinesi, i carovanserragli, le mura di Gerusalemme, i viaggiatori mascherati, i hakawati (“narratori”, “cantori di storie”) che narrano le gesta dei califfi e degli eroi.

Non so se sapesse di assomigliare molto a queste figure che tanto ammirava.
Quando ne parlava le brillavano gli occhi. È bello ascoltare un professore che spiega con passione. Ci sono momenti, durante le lezioni, in cui si tocca un tema particolare, e vedi quella luce illuminare il volto dell’insegnante. Ecco la passione che l’ha spinto/a a dedicare la vita a studiare quel particolare. Lo ama così tanto che sa trasmetterti precisamente quale, tra i tanti, è l’aspetto che trova, dopo anni ed anni di insegnamento, ancora così affascinante, così intellettualmente stimolante.
In quel momento ti dona qualcosa di prezioso, e se riesci a conservare un pezzettino di quella passione e a trattenere quella domanda che il tuo insegnante ha deciso di porre al mondo, forse riuscirai a portare avanti, assieme alla tua domanda, anche la sua.

La professoressa Ada Lonni era così. Sedeva sulla cattedra, le gambe sottili accavallate ed incrociate, la figura affusolata, rifiutandosi di usare il microfono nonostante la grandezza dell’aula e la sua voce delicata. Ci invitava piuttosto ad avvicinarci, a sedere in prima fila, per ascoltarla meglio. Ci offriva un cioccolatino.
Poi cominciava. Il suo era un racconto lungo centinaia di anni.
Un paio di fogli in mano, per leggerci con divertimento del viaggio del pellegrino di Bordeaux, degli articoli sul comportamento da tenere per i pellegrini in Terra Santa di Felix Fabri, degli orientalisti affascinati e straniti dagli abiti degli “orientali”, per raccontarci di Chateaubriand che chiedeva che fosse messa una targhetta con il suo nome nei pressi delle piramidi pur non avendole visitate. Non aveva avuto tempo, ma la gente doveva pensare che ci fosse stato…

Ci raccontava di come lei avrebbe voluto viaggiare mascherata, come Burckhard, Burton e Aly Bey, per poter vedere la Mecca, per poter entrare nel Haram, per poter conoscere la gente da vicino, senza intermediari.
È così che ha conosciuto la Palestina. Non se l’è fatta raccontare da nessuno che non la amasse quanto la sua gente. L’ha conosciuta facendoci amicizia, andandole incontro a braccia aperte, e venendo accolta tra le braccia dei palestinesi.

Era una hakawati, una viaggiatrice curiosa e coraggiosa, insaziabile di conoscenza, umana. Vedeva nell’altro il riflesso della propria umanità, e riusciva per questo a vivere l’empatia come una spinta propulsiva per il cambiamento, per la critica e per la lotta contro l’ingiustizia.

Gerusalemme

Gerusalemme

Chiacchierando durante la pausa che ci dava a metà lezione, un giorno, abbiamo condiviso un pensiero che mi tengo nel cuore come suo ricordo. Eravamo entrambe d’accordo sul fatto che la lotta per la libertà e la giustizia in Palestina si dovesse articolare e svolgere anche sul piano culturale. Lì le aspirazioni palestinesi rimanevano coerenti, autentiche, e venivano espresse al meglio. Le cose non sono complicate, il conflitto non dura da così tanto tempo perché alla gente piace semplicemente fare la guerra, le parti in causa non sono irrazionali.
Non si può pretendere di trattare la questione mettendo sullo stesso piano attori che hanno responsabilità diverse e che hanno agito in modi differenti tra di loro.
“Diciamo che le cose sono complicate quando non abbiamo il coraggio di dire come stanno veramente” mi ha detto un’altra volta. Aveva proprio ragione. Diciamo che sono complicate quando non abbiamo il coraggio di affermare con onestà e senza paura che sono ingiuste, che devono essere cambiate, che noi abbiamo una responsabilità e un ruolo nel modificarle.
Queste sue convinzioni l’avevano portata a fare qualcosa di concreto per sostenere la resistenza culturale palestinese tramite la campagna “Palestina raccontata” e nel suo costante impegno per far conoscere alla gente la storia palestinese.

Sono grata di averla conosciuta, come insegnante e come persona.
Ada Lonni è stata proprio uno di quegli individui stupendi che si lasciano guidare nella vita dal loro senso di giustizia e dalla loro passione, quelli che sanno essere coerenti e che sanno dedicarsi pienamente a ciò in cui credono.
Dirle addio è doloroso.
Ora invece restano le parole che ha scritto, e quelle che ci ha detto a lezione, e il ricordo di questa esperienza. Rimane la memoria di una donna forte, di un’insegnante vicina ai suoi studenti, e di molti altri aspetti di lei che ognuna delle persone che l’hanno conosciuta conserva nel proprio cuore.

La ringrazio, da lei ho imparato tanto.

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“I Was Born In Gaza” – ” ولدت في غزة”

— Arabic/English —

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“ولدت في غزة”

“ولدت في غزة
ولدت لأكون حزينا
ولدت لان أكون شجاعا
ولدت لان أحيا
ولدت لان أموت
عاصرت عدة حروب
رأيت القتل والدمار والجوع والحرمان
رأيت طفل يصرخ
رأيت أم تبكي
رأيت أبا يصرخ
فقدت أحبابي
فقدت أصدقائي
ولكن لم افقد الأمل
استيقظ كل يوم على صوت الموت
أشاهد الموت والمسه
ولكن لست خائفا منه
فقد أصبح الموت ممل…فكثر الحديث عن الشيء ممل
مازلت أعيش في غزة
ومازالت الحرب مستمرة
اتضح لي إن الحب يولد هنا
وان الحب هنا أجمل
حيث شاهدت امرأة تقبل رأس زوجها وهو ميت
فتاة تقبل قدم خطيبها لتوقف نزيفه
وفتاة ترفض أن يخطف الموت حبيبها فتدعو له كل يوم
إذا الحب هنا أجمل
وهنا يولد
و اتضح لي أن الموت هنا بشع
وقذر وخائن
حيث ينام الناس بسلام ثم يخطفهم الموت وهم نيام
كل شارع في غزة ذاق جرم الظالمين
لم اعد ابكي
لأني أصبحت اقوي من الحزن
وأصبح الحزن ضعيفا أمامي
استيقظ كل صباح
لأغسل ألامي بالصلاة
واشرب قهوتي
التي تزيد من آلام الشوق ووجع الفراق
انظر على حال مدينتي
حزين على سمائها
متألم على أرضها
باكيا على جمالها
ولا أريد رثائها
ما زال قلبي يحن إلى الهدوء
وما زلت أتوجع من الحرب
وأريدها أن تتركني فانا لا أحبها
ولا أحب السياسة
مللت من الحزن
مللت من الوجع
أريد أن ارسم الابتسامة على جبين وطني
قلبي يبكي على مدينتي
فلو للألم لسان لاشتكي من وجع شعبي
ولو للحزن اعين لأغمضها
لماذا يقتلون مدينتي
لماذا يذبحونها
لماذا يهجرونها
لماذا ييتمون مدينتي
في مدينتي … تحتفظ الجبال بدموع الأمهات
تحتضن الأرض أقدام أم تصرخ على رحيل ابنها
متى سيبتسم الصباح لمدينتي
متى سيحمي الليل مدينتي
يبكي الألم
يصرخ الحزن
لم يعد قلبي يتحمل
كل هذا الحزن
كل هذه البشاعة
عيوني تبكي على موت أبناء وطني
الحزن هنا لا ينتهي
هنا ولدت وهنا بقيت وهنا سابقي”

“I Was Born in Gaza”

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” I Was Born in Gaza”

“I was born in Gaza
I was born here to be sad, heartrending, and heartbreaking
I was born here to be brave, fearless, and daring
I was born here to stay here forever
I was born here to die here
I have experienced many wars
I saw many awful, careful, dreadful, woeful, painful ,and fearful scenes
I heard a child’s screaming calling for a help  for dead mother to wake up
I saw a mother has been praying for God to heal her wounded son
I heard a father’s screaming of the ugliness of pain
I lost my lovers
I lost my friends
But, I did not lose hope , optimism, braveness, confidence and patience
I wake up every day by the sound of death
I watched death and I touched it
So, I’m not afraid from death
Death has become dull, boring, tiresome, tedious, monotonous, and stodgy
I still live in Gaza
And the war continues
But, I’m not scared
Because terror, fear, horror, and panic are weaker than me
I’m fighting for my rights
I’m not fighting for pleasure
I discovered that love was born here
Also it grew up here
It flourished here
And it has been titivated here
And in this city I found the most beautiful kinds of love
In this city, I saw a wife kisses her husband’s head
While he is dead
A girl kissing her fiancé’s  legs to stop the bleeding
A girl prays for God to save her lover from death
So, Gaza is the birthplace of love
This city taught me the actual meaning of braveness and strength
In this place, death kidnaps people while they are sleeping peacefully
Every street in Gaza tasted the nastiness, meanness, brutality ,and cruelty of oppression
Every corner in every street portrayed the pain of massacres in our memories
I wont cry anymore
I wont be sad
I’m stronger than depression, hopelessness, wretchedness, and despair
I was born here to shine as a lightening star in a bleak sky
Grief becomes weak in front of my soul
It can’t invade my soul
Warplanes, Battleships,  and Artillery  can’t challenge my passion and ebullience to dream.
I wake up every morning to refresh my soul by praying
In addition to drink my cup of coffee to increase the pain of longing ,parting, departure and loss of memories
Then I take a look at the saddest city on earth
And I’m crying over its suffering
And I’m still anguishing too
No one could wipe here painful tears which injured her heart
My heart longs for calmness ,safety, and soreness
I don’t like wars
No one like wars
I do not like politics
Silence is calling me
Calmness is missing me
I’m so tired because of grief
I’m sapped due to this painful war
I want to draw a smile on the brow of my city
My heart is crying over this city
Please, don’t kill my city
Don’t burn its greenness
Don’t destroy it
In this city , mountains cry due to the patience of the Palestinian woman
In this city, sands kiss the tears of the Palestinian mothers
When morning will smile to this city
When night will protect this city
Pain cries over this city
Sadness screams over the death of innocent civilians
My heart can’t bear this pain anymore
My eyes crying over the death of my compatriots
Grief does not end here
I was born here
And I will still here
Along with I will stay here forever”

– Mohammed Abdel-Latif Moussa.

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“My name is Mohammed Abdel-Latif Moussa. I’m studying English Literature. I live in Gaza for 21 years. I’m a writer, poet, and translator. I dreamed to share the beauty and sorrow of my country with every one. Actually, I aimed to beautify the image of the Palestinian youth in the eyes of this world or reflect the realistic image of the Palestinian youth.”